

Ho visto il Sorriso Ho visto un sorriso, una di queste notti,
un sorriso che...
Ho visto un sorriso che mi guardava dritto nei desideri. Lui no, lui non so dove guardasse,
guardava in basso credo, in un punto che io non riuscivo a vedere.
Magari avessi potuto vedere quel punto, e mettermici di fronte, a quel sorriso. Guardava dentro, molto più probabilmente, guardava in un dentro che sembrava sconfinato, da quel sorriso che...
quel suo sorriso che mi fissava
largo
deliziosamente ricurvo, in quella curva sincera
e perfetta,
una perfezione che curvava verso l'alto. Mi guardava
fisso
e quasi come se parlasse, quel sorriso
immobile,
mi chiedeva: "ricordi? Ero così, quando mi desideravi?"
Io non volevo rispondergli, non volevo assecondarlo, perchè sapevo cosa voleva che rispondessi, cosa sapeva che volevo rispondere, e allora me ne stavo zitta,
immobile,
come quel sorriso fissato nell'immagine e mi voltavo ogni tanto, facendomi distrarre da altre cose, ma lui era li, era
fisso,
immobile,
e allora tornavo a guardarlo quel sorriso che...
Mi faceva delle domande, quel sorriso e io non sapevo come non rispondergli ma tentavo, di non rispondermi, di non desiderare fino a battere i pugni in mezzo all'aria
immobile,
che sorridesse una sola volta,
per me
che quel sorriso che...
quel sorriso
immobile,
che mi guardava da quell'immagine
fissa,
e mi guardava dal ricordo che già aveva lasciato, e mi guardava dai pensieri che aveva già incastrato, e mi guardava da tutte le parti,
con la sincerità di quella curva verso l'alto, potesse per una volta, anche solo una, formarsi in mezzo al suo viso, per causa mia,
per me.
Era un sorriso che tagliava in due la bocca, la cancellava quasi, perchè non c'era bocca in quel sorriso, non c'era niente oltre che quello
in quel sorriso che...
C'era solo luce bianca, un'idea convessa. C'era finzione allegra, c'era fresco e poi, poi c'era un pensiero caldo, ma durava proprio un secondo, perchè veniva tagliato in due anche quello. Perchè quel sorriso,
quel sorriso che...
tagliava in due ogni cosa, l'altra notte, anche le mie sicurezze. Tutto ha tagliato in due, quel sorriso. E adesso ci sono due me stessa, due me stessa che
mi fissano.
Anche loro adesso mi fissano
immobili,
mi fissano, e mi chiedono, mi fanno domande, mi prendono in giro, perchè non ho più quell'età in cui un sorriso, solo un sorriso
un sorriso che...
ti si può attaccare addosso.
Alla mia età, non ci sono alibi, nessuna giustificazione per spiegare com'è successo che mi si sia attaccato addosso
un sorriso che...
era immobile
e adesso, non è più solo in quell'immagine
quel sorriso che...
adesso è dappertutto e
mi fissa.
C'era desiderio in quel sorriso
il mio
perchè voglio vederlo ancora,
per me.
C'era nostalgia in quel sorriso
la mia
perchè non ci sarà quel sorriso,
per me.
C'era gioia in quel sorriso
la mia
perchè l'ho visto, l'ho visto ed esiste
quel sorriso che...
Un sorriso che non so spiegare, perchè mi ha tagliato in due anche le frasi, mi ha tagliato in due le parole
e quel sorriso che....
quel sorriso era
il Sorriso.
E mi viene voglia di scappare, di nascondermi da questo desiderio
troppo...
e mi viene voglia di correre, di avvicinarmi a questo desiderio
troppo...
Perchè quel sorriso ha tagliato in due anche la mia volontà.
Quel sorriso che...
Non farle domande
Non chiederle di confessarti se conosce l'amore.
Lei se lo inventa ogni notte, per poter sorridere ad un uomo, davanti ad un portone e poi corre a casa a desiderare d'incontrarlo ancora, ricordando che ritmo accompagnava i brividi, mentre le sue mani la cercavano; a ricordare come la baciava, davanti a quel portone, come se fosse un addio, oppure come se fosse un tentativo di prolungare quel bacio, che avevano desiderato tutta la sera, mascherandolo con una cena tra amici e due bicchieri di vino bianco; come se volessero promettersi un altro po' di quell'amore inventato, che era stato preso in fretta, sul tavolo di una cucina dove non avevano mangiato, senza parole ad adornare quei sospiri, di promesse di circostanza o di complimenti di dovere.
Ma non chiederle di raccontarti com'è, quando l'amore s'inventa, per ingannare l'attesa.
Non chiederle di spiegarti come conquistarla, o d'insegnarti ad innamorarla. Lei sa che non è una strada che si può indicare, quella del cuore, perchè conosce che vie percorre: strade fatte di sguardi che ti tolgono fiato e certezze; fatte di curve di mani che sanno accarezzare, e svolte di scelte coraggiose.
Perchè l'amore, dentro ad occhi che ti vogliono, quando lo vedi una volta, poi lo vuoi per sempre così e il modo per prendertelo te lo può indicare solo il desiderio senza pace e il bisogno di prenderti quei due minuti di felicità senza confronti.
E ti aspettano, tu sai che ti aspettano. Magari non sai dove, ma dopo averne visti un paio, di quegli occhi, dopo sei condannato a cercarne un altro paio come quelli
o qualcosa di simile
Meno di quello, te lo puoi solo inventare, per sopportare l'attesa.
Non chiederle di accettare compromessi, non puoi chiederlo a persone come lei, chè hanno superato il limite di quel dolore sordo, che non ascolta le preghiere che gli si rivolgono, di abbandonare quel petto che desidera pace; quel tipo di dolore che ti mette le radici dentro, dopo aver assistito a mille vite sprecate e passione dimenticata in angoli inutili e il pensiero di commettere ancora un simile affronto alla vita, le fa desiderare la solitudine eterna, che almeno protegge, preserva e non fa quel male che scava voragini infinite e labirinti tali da non riuscire mai più a trovarne una fine, per farlo smettere.
Se le si spezzasse il cuore qualche altra volta, sarà finalmente libera, perchè si trasformerebbe in un palpitante cumulo di sabbia, quel cuore coraggioso, dove il dolore non potrà più tagliare ma passerà attraverso, senza far rumore; rovinando inutile, dietro alle spalle,
finalmente dietro
e non farà più male, mentre il mare della sua anima cancellerà da quel cuore di sabbia, le impronte di quel dolore sordo.
Libera da quel dolore sordo, comunque, continuerà a cercare quegli occhi e nell'attesa, s'inventerà l'amore, dentro ad occhi scoloriti, in stanze vuote, tra due braccia che non avvolgono.
Per amare l'attesa.
Mani
Solo due mani che si uniscono.
Sembrerebbero la cosa più normale del mondo,
due mani che si stringono
ma quei due lo sanno che è raro quello che sta accadendo. Lo percepiscono con i sensi, con la pelle che riceve in cambio calore, tenerezza, euforia, tranquillità. Non è solo tatto: è molto di più.
Il palmo della mano di lei e la punta delle dita di lui, in quest'unione, sono consolazione, pace, complicità
e brividi.
Sono famiglia, mondo, sensi.
Solo due mani che si uniscono lo diresti di una stretta di mano, oppure di un applauso, non certo per queste due bellissime mani che si accarezzano, si esplorano, continuano a stringersi e lasciarsi e poi ancora stringersi e di nuovo lasciarsi, come se volessero imprimersi nella memoria ogni singola curva, ogni millimetro di pelle, nel caso in cui se ne andasse la luce per sempre e ci fosse bisogno di ricordarsi com'era,
quando quella luce non ci sarebbe più stata.
No, non sono solo due mani che si stringono. Quest'unione di caso, fortuna e attese che concede a queste due precise mani di dimostrare che a volte un unione, non è una semplice accoppiata.
Il cinismo, la superficialità, il disincanto potrebbero voler nascondere agli occhi la bellezza inconsueta di quest'incontro che sa di perfezione.
Che importa? Queste due mani, in questa stanza, in questa città, in questo mondo,
quando il palmo della mano di lei e la punta delle dita di lui si uniscono
sono Uno.
Sono consolazione, pace, complicità
e brividi.
Sono famiglia, mondo, sensi.
E' l'inspiegabile perfezione che non sai raccontare. Forse è per questo che piuttosto che cercarla, abbiamo finito per non crederci.
Non ci sono testimoni attendibili.
Abbiamo dimenticato le cose semplici, il potere che hanno le carezze; e vergogna spesso
nasce se per un attimo ci si abbandona alla tenerezza, che rende meno adulto il tono della voce e meno serio lo sguardo
più dolce
c'è bisogno di calore invece.
C'è bisogno di credere che c'è di più. C'è una magia che crea l'Irripetibile.
L'Indimenticabile.
C'è il cuore che batte più forte, il bisogno di affondare il naso in quella pelle. C'è bisogno d'incrociare due precise mani e sentire consolazione, pace, complicità
e brividi
sentirsi famiglia, mondo, sensi.
Ci sono mani, che non sono semplici mani che si uniscono.
farcela
La vita che popola i locali notturni, al venerdì sera, posso sentirla anche da qui, da questa finestra sul retro di un palazzo milanese, tante sono quelle che ho vissuto.
Rendevano la vita meno silenziosa.
E' riparata dai rumori questa casa, per fortuna, eppure guardo l'ora e me li sento tutti intorno, quei suoni.
Ragazzi che s'inseguono per scherzo, telefonini che squillano per appuntamenti che ritardano o per gioco; bicchieri che arrivano a destinazione, in tavolini apparecchiati d'allegria. Una coppia appoggiata alla porta d'entrata del locale si scambia desiderio, come se non riuscissero ad aspettare di trovarsi in un posto più discreto e ti ricordano che hai avuto anche tu un'età in cui non sapevi esistessero posti più discreti.
E di la, più isolato, un gruppo di ragazzi discute su quale deve essere la prossima tappa, mentre fischiano al passare di un trio di belle amiche profumate di recente.
Scene consuete. Vita intorno a un buio che promette un'alba di ricordi da conservare, oppure solo un risveglio da una sbornia come altre.
Scene di vita. Scene di fuga dalla noia.
E' un venerdì sera solitario questo, per me. Come altri da un po' di tempo a questa parte. Solitario in apparenza. Accompagnata dai miei amici fantastici che stanno diventando qualcosa di più.
Anni e anni trascorsi su questa tastiera a scrivere di tutto. D'amore e d'amicizia, di passione e di disperazione, della mia vita e di quelle di altri, di vite inventate o di vite che ho inventato d'inventare.
Ore trascorse a parlare di me, di queste idee che reputo speciali, perchè sono mie e mi contraddistinguono. Giorni interi a rincorrere pensieri che sono talmente leggeri da non lasciarsi afferrare da queste mani troppo abituate alla materia. E allora li fermo con i punti.
E a capo.
Chilometri di parole, che ci potrei fare una lunga strada che mi porti da qui a quello che vorrei, se solo riuscissero ad avere quella magia che purtroppo non hanno, tranne che per me.
Chilometri di parole che potrebbero formare una strada da qui a tutto quello che sono. Una strada e centinaia di virgole, quando è meglio svoltare.
Tutto questo tempo dedicato alla scrittura e adesso che mi dovrebbe aiutare a spiegare questo momento, per disegnarmelo intorno come un quadro straordinario e mostrartelo, perchè è la mia vita che sta prendendo la forma che anni di sacrifici hanno desiderato, fino ad esaurire l'autonomia degli occhi. Adesso che vorrei raccontarti che so che tutto quel sonno perso aveva un senso e che distrarsi dalle consuetudini e fare qualcosa di speciale per realizzare quel sogno, era davvero importante: non trovo le parole giuste.
Forse ho ancora bisogno di tempo.
Devo darmi il tempo di assimilare il fatto che mi stia accadendo davvero.
Che un sogno non è diverso da un'ambizione, che se vogliamo che il mondo ci prenda sul serio, siamo noi per primi a doverci prendere sul serio.
E che c'è un momento nella vita, che dura un attimo, e in quell'attimo ci appare chiaro quello che vogliamo essere.
Se in quel momento non eravamo distratti, , il ricordo di quell'attimo ci aiuterà a riuscirci.
Il resto è sudore.